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lunedì 12 dicembre 2016

Benvenuto, twitter

Grazie a questa serata ho deciso di ridare un po' di vita a questo progetto. Da quasi un anno e mezzo la pubblicazione è finita, e la cosa si è un po' addormentata. Siccome penso che meriti di essere riletto una volta ogni tanto, e non avrebbe senso eliminarlo per poi ripubblicarlo, ho deciso di sfruttare un social network diverso, collegando le pagine del diario originale.
Stavolta è possibile anticipare la lettura: il diario rimane disponibile online integralmente. Suggerisco però di cercare di "stare al passo" con la lettura, senza anticipare troppo le pagine, anche se sarà difficile. 

Per questo ho creato un account twitter e una pagina Facebook dedicati a questa ripubblicazione. Ritwittate pure le pagine del diario, per farle conoscere, per farle leggere, perché il ricordo di chi ha sofferto ed è morto per costruire il nostro benessere non vada perso. 

mercoledì 8 aprile 2015

The end

Il diario finisce qui. Purtroppo niente racconto del ritorno in Italia, nessun ricordo dell'arrivo degli alleati anglo-americani a liberare il campo.
Semplicemente il diario finisce, alla fine del taccuino (in realtà con una pagina bianca), lasciando a noi il compito di raccontare quanto manca della storia.
La storia di Martino continua prima in Germania, dove, liberato il campo da parte degli alleati, e fornito di un pass per il rientro in patria, riceve una forte raccomandazione a non tornare troppo di corsa in patria, visto che il territorio era ancora in stato di guerra.
Si ricorda che tornò in Italia nel mese di luglio, dopo un periodo lunghissimo sotto "mamma naia", e dopo tanti, troppi km sulle gambe, e tanti, troppi giorni in cui non c'era nulla da mangiare.
E dopo qualche anno dei lavori più svariati, dal carpentiere al falegname, lavori fisici, per molte ore al giorno, per arrivare a sera talmente stanchi da crollare a letto e non pensare a quei 7 anni passati lontano da casa, la scelta del lavoro di maestro, l'umiliazione della bocciatura al primo concorso e la passione con cui poi, per tanti anni, ha insegnato a centinaia di bambini del proprio paese, il mettere su famiglia, la gioia dei figli, di un solo nipote conosciuto, e una morte prematura, figlia probabilmente anche di quel periodo, diciamo, non proprio salutare.

Personalmente mi resta una grande esperienza. 30 mesi sono lunghi per una storia da raccontare, non è sempre stato facile tenere alta l'attenzione. Mi ha arricchito rileggere i passi del diario giorno per giorno, mi ha fatto porre l'attenzione su passaggi che mi erano sfuggiti a una lettura continuativa.

Ma la storia di questo diario non finisce qui. Questa è una storia che merita di essere raccontata anche in altre forme e in altri luoghi, che merita una diffusione oltre a quella che ha avuto fino ad ora. Se ne parlerà già venerdì sera, presso il Salone "La Serra di Collebeato" nell'ambito del Festival intercomunale di cinema amatoriale. Ci saranno anche altre iniziative, alcune già in fase di realizzazione, altre semplicemente allo stato di idea, e il blog resterà aperto per segnalarle.

Un grazie intanto a tutti quelli che mi sono stati vicino in questi 30 mesi, che mi hanno incoraggiato, che mi hanno supportato, che mi hanno aiutato. E anche quelli che hanno creduto nella importanza di non dimenticare e che hanno fatto conoscere il diario.